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Benvenuti
postato da a.voltolini in Uncategorized
Benvenuti nel Blog di Filosofia del Linguaggio!
Leggete, pensate, postate, ma soprattutto ragionate. Cominciamo con un po’ di riscaldamento…
1) L’enunciato “La Coop sei tu” sembra essere falso e tuttavia comunica una verità. Quale? Come è possibile che ciò avvenga?
2) “Ivrea e’ Eporedia” è informativo in Sicilia ma non in Piemonte; viceversa con “Enna è Castrogiovanni”. Perchè?
3) Cosa succede all’enunciato “Ridge è tornato” se l’enunciato “Ridge è partito” e’ falso?
Avete cominciato a leggere il manuale? Vi piace? Ci sono dei punti nei quali i conti non vi tornano? Contribuite a migliorarlo e offriteci suggerimenti e controesempi!
Alberto Voltolini
Carola Barbero
8 Responses to “Benvenuti”
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Alberto Voltolini e Carola Barbero, docenti dell'Università di Torino, sono gli autori di questo testo digitale, risultato di quattro anni di insegnamento presso la Facoltà di Scienze della Comunicazione e dell'Economia dell'Univerità di Modena e Reggio Emilia. Per saperne di più leggi la presentazione.

March 23rd, 2010 @ 5:42 am
Non sono d’accordo. Se l’enunciato “Ivrea è Eporedia” ha un valore informativo, lo possiede in ogni contesto, in Piemonte così come in Sicilia. D’altra parte, se si intende dire che l’enunciato “Ivrea è Eporedia” non ha valore informativo per i piemontesi, mentre ha un valore informativo l’enunciato “Enna è Castrogiovanni” perché apporta una nuova conoscenza, allora bisogna concludere che per ogni individuo, da dovunque provenga, ogni enunciato che non sia di identità ha valore informativo almeno una volta, la prima in cui lo si incontra. Così l’enunciato “Ivrea è Eporedia” ha valore informativo per tutti coloro che ancora non sono a conoscenza di questa verità, piemontesi o siciliani che siano.
March 25th, 2010 @ 11:43 am
Certo, se consideriamo l’enunciato del tipo “a è b” come tale, si può ben dire che ha sempre un valore informativo. Ma se vogliamo rendere conto del fatto che nell’apprenderne la verità facciamo una scoperta, si può dire che una sua replica è informativa per qualcuno, e un’altra una sua replica non lo è per lo stesso qualcuno, oppure che una e una stessa sua replica è informativa per qualcuno, non informativa per un altro. Né più e né meno di qualsiasi altra verità a posteriori. Si noti da questo punto di vista la differenza tra “Ivrea è Eporedia” e “Enna è Castrogiovanni” da una parte e un enunciato come “Io sono qui” (o meglio ancora “Io sono l’agente del contesto” dall’altra); nessuna replica di un tale enunciato è informativa per alcuno.
March 27th, 2010 @ 4:21 am
Prendiamo in esame due enunciati: 1) Ridge è tornato; 2) Ridge è partito. Analizzandoli si evidenzia che: entrambi hanno uno stesso soggetto: Ridge. Di questo soggetto, i due enunciati predicano due azioni differenti: il tornare e il partire. Questi due predicati sono legati tra loro e noi siamo in grado di stabilire una cronologia tra i due eventi: per tornare (semplificando il senso del verbo allo spostamento fisico), bisogna necessariamente essere, in precedenza, partiti. Per questo motivo pronunciando il primo enunciato si sottintende il secondo e non viceversa: “è tornato da lavoro”, ad esempio, implica e sottintende che il soggetto di questo predicato sia partito per andare a lavoro. Nel caso in cui l’enunciato 2) sia falso possiamo concludere che il primo non ha significato e non può essere né vero né falso, perché non sussistono delle premesse tali da poterlo prendere in considerazione.
Scriviamo formalmente: prendiamo A = soggetto, B = partire, C = tornare:
Se A compie B allora A può compiere C.
Se A non compie B allora A è in una condizione di possibilità: A può compiere X, dove X = azione che non richiede precedenti, se non l’esistenza di A. Si evidenzia come alcune azioni non siano da prendere in considerazione se non siano già presenti delle necessarie premesse.
March 28th, 2010 @ 8:03 am
A proposito di Ridge: come dovremmo considerare gli enunciati in questione sapendo che Ridge- essendo il personaggio di una soap opera- non esiste?
March 28th, 2010 @ 12:43 pm
Se “Ridge e’ partito” è falso, allora “Ridge ha tornato”, pur avendo significato, non è né vero né falso. Il secondo enunciato presuppone il primo. La presupposizione è un rapporto del tipo seguente: un enunciato E ne presuppone un altro E’ quando perche’ E abbia un valore di verita’ E’ dev’essere vero.
Incidentalmente, qui abbiamo trattato “Ridge” come se designasse un concreto individuo reale. Ma, come ci ricorda Carola, non e’ esattamente cosi’, perche’ “Ridge” e’ un nome usato prima di tutto in un contesto di finzione …
April 7th, 2010 @ 3:45 am
Per quanto riguarda il secondo enunciato sono parzialmente d’accordo con Silvio:
1-un enunciato del tipo a=b aggiunge SEMPRE un’informazione indipendentemente dal fatto che in seconda battuta l’enunciato possa risultare vero, falso o addirittura senza senso.
A me non interessa che un individuo conosca già la tal proposizione “a=b” : il fatto che essa aggiunga un contenuto (ripeto, sia esso vero, falso o sprovvisto di senso) prescinde non solo il contesto ma anche l’individuo che l’ha formulata e l’individuo che l’ha ricevuto.
In soldoni, l’enunciato in questione aggiunge contenuto soltanto per il semplice fatto di avere la forma a=b.
Mi si obietterà che “aggiungere contenuto” ed “essere informativo” non sono la stessa cosa. Be’ , io dico che per quanto ci riguarda sono invece la stessa cosa; infatti se qualcuno per strada mi dice che Eporedia è Ivrea non mi ha forse veicolato un’informazione vera? Oppure se un tizio mi dicesse che Ivrea è Castrogiovanni non mi avrebbe forse veicolato un’informazione falsa?
2-Se voglio tener conto del fatto che il mio interlocutore siciliano non ha mai avuto a che fare con la proposizione della forma “a=b” che veicolo, allora dirò molto semplicemente “In Sicilia non si sa che Ivrea è Eporedia”. Ma le cose divengono complicate perché potrei dover rendere conto del fatto che il mio interlocutore siciliano aveva già incontrato tale proposizione ma magari non se ne ricordava.Come fare?
Già la soluzione “in Sicilia non si sa che Ivrea è Eporedia” sarebbe alquanto discutibile…
3-Se apprendiamo la verità di un enunciato facciamo una scoperta (nel senso letterale di aletheia in greco); con questo sono d’accordo. Ma bisogna tener conto che un’informazione (= un contenuto) non necessariamente è vera.
Bisogna dunque mettere bene in evidenza la differenza che intercorre tra tre concetti:
1- l’enunciato in sé
2- la veicolazione (e resa) dell’enunciato
3- l’apprendere la verità di un enunciato
Per me la chiave di questo problema sta in queste differenze.
Non credo che “ogni enunciato che non sia di identità ha valore informativo almeno una volta, la prima in cui lo si incontra” perché, come mostrato nel caso in cui uno non si ricordasse l’enunciato, il replicarlo avrebbe comunque un valore sia informativo che accrescitivo delle nostre conoscenze (vere in quel caso).
April 8th, 2010 @ 2:29 am
Attenzione. Che un enunciato del tipo “a e’ b” abbia un valore informativo diverso da quello del tipo “a e’ a” presuppone che entrambi gli enunciati siano VERI, il che avviene nel caso in cui i termini singolari “a” e “b” siano coreferenziali. L’informazione sta nel fatto che in quel caso “a e’ b” e’ una verita’ a posteriori, non una verita’ a priori come quella veicolata da “a e’ a”. La questione era, posto che il TIPO dell’enunciato da un’informazione, siano tali anche tutte le OCCORRENZE di quell’enunciato.
April 8th, 2010 @ 3:00 am
Sami riprende la questione sollevata dal secondo enunciato, riguardante il valore informativo degli asserti di identità.
Il punto è semplicemente che mentre un asserto del tipo “a = a” è a priori vero, perché ogni cosa è identica a se stessa e non abbiamo bisogno dell’esperienza per saperlo, enunciati del tipo “a = b” sono veri solo a patto che a e b abbiano lo stesso riferimento, quindi potremo sapere se un enunciato di questo tipo è vero solo andando a vedere come stanno le cose, se nell’esperienza è davvero così (nel nostro esempio, se davvero Ivrea è Eporedia). Ecco perché la verità di “a = b” è a posteriori. Poi ovviamente può darsi il caso di un parlante che sia già (perché lo ha scoperto, perché glielo hanno detto, perché lo ha studiato) a conoscenza del fatto che “a = b” è vero, così come può darsi il caso di un parlante che non lo sappia. Se il piemontese è il parlante che sa che “a = b” è vero, quindi che è vero che “Ivrea è Eporedia”, mentre il siciliano è il parlante che non lo sa, avremo ragione di dire che “Ivrea è Eporedia” non è informativo in Piemonte mentre lo è in Sicilia perché mentre in Piemonte tutti conoscono già la verità di un simile enunciato, in Sicilia (o anche in Piemonte, se tutti diventassero smemorati) non sanno ancora (e dovranno verificare su qualche libro o chiedere a qualcuno più informato di loro) se tale enunciato sia vero o falso.