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	<title>Comments for Filosofia del linguaggio</title>
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		<title>Comment on Benvenuti studenti dell&#8217;a.a. 2010-2011! by c.barbero</title>
		<link>http://filosofiadellinguaggio.bibienne.net/2011/02/22/60/comment-page-1/#comment-44</link>
		<dc:creator>c.barbero</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 26 Feb 2011 06:26:24 +0000</pubDate>
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		<description>Gentile Matteo Nepote,
segnalo immediatamente il problema a chi di dovere. Le faremo sapere come risolvere il problema.
Un cordiale saluto,
Carola Barbero</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Gentile Matteo Nepote,<br />
segnalo immediatamente il problema a chi di dovere. Le faremo sapere come risolvere il problema.<br />
Un cordiale saluto,<br />
Carola Barbero</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Comment on Benvenuti studenti dell&#8217;a.a. 2010-2011! by Nepote Matteo</title>
		<link>http://filosofiadellinguaggio.bibienne.net/2011/02/22/60/comment-page-1/#comment-43</link>
		<dc:creator>Nepote Matteo</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 25 Feb 2011 20:32:11 +0000</pubDate>
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		<description>ho comprato i due libri,il n 1 ho eseguito il download in modo corretto, il 2 dopo il downolad non lo apro mi dice &quot;inaspettata fine dell&#039;archivio&quot; chi mi dice per favore se c&#039;è un problema dal sito oppure ho sbagliato qualche passaggio? vi ringrazio</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>ho comprato i due libri,il n 1 ho eseguito il download in modo corretto, il 2 dopo il downolad non lo apro mi dice &#8220;inaspettata fine dell&#8217;archivio&#8221; chi mi dice per favore se c&#8217;è un problema dal sito oppure ho sbagliato qualche passaggio? vi ringrazio</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Comment on Nuovi esercizi by a.voltolini</title>
		<link>http://filosofiadellinguaggio.bibienne.net/2010/04/08/nuovi-esercizi/comment-page-1/#comment-14</link>
		<dc:creator>a.voltolini</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 09 Apr 2010 07:37:49 +0000</pubDate>
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		<description>Su 4), attenzione - &quot;Il prodotto del gamete G e del gamete G&#039;&quot; (nel caso descritto) ha una denotazione? Su 5), stiamo prima di tutto ipotizzando un mondo possibile in cui i gameti in questione danno origine ad una creatura, e poi abbiamo a che fare con una descrizione rigidificata ...</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Su 4), attenzione &#8211; &#8220;Il prodotto del gamete G e del gamete G&#8217;&#8221; (nel caso descritto) ha una denotazione? Su 5), stiamo prima di tutto ipotizzando un mondo possibile in cui i gameti in questione danno origine ad una creatura, e poi abbiamo a che fare con una descrizione rigidificata &#8230;</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Comment on Nuovi esercizi by a.voltolini</title>
		<link>http://filosofiadellinguaggio.bibienne.net/2010/04/08/nuovi-esercizi/comment-page-1/#comment-13</link>
		<dc:creator>a.voltolini</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 09 Apr 2010 07:34:35 +0000</pubDate>
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		<description>Ok (con qualche sbavatura; negli enunciati non compaiono enti matematici, ne&#039; alcun&#039;altra entita&#039; che non siano entita&#039; linguistiche; &quot;&#039;Giovanni&#039; e&#039; Giovanni&quot; e&#039; un asserto falso di identita&#039; del tipo &quot;a e&#039; b&quot; (perche&#039;?). Lei vuol dire un&#039;altra cosa, e cioe&#039; &quot;&#039;Giovanni&#039; si riferisce a Giovanni&quot;; il terzo esercizio riguardava il nome &quot;Omero&quot;, ma la morale e&#039; la stessa).</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Ok (con qualche sbavatura; negli enunciati non compaiono enti matematici, ne&#8217; alcun&#8217;altra entita&#8217; che non siano entita&#8217; linguistiche; &#8220;&#8216;Giovanni&#8217; e&#8217; Giovanni&#8221; e&#8217; un asserto falso di identita&#8217; del tipo &#8220;a e&#8217; b&#8221; (perche&#8217;?). Lei vuol dire un&#8217;altra cosa, e cioe&#8217; &#8220;&#8216;Giovanni&#8217; si riferisce a Giovanni&#8221;; il terzo esercizio riguardava il nome &#8220;Omero&#8221;, ma la morale e&#8217; la stessa).</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Comment on Nuovi esercizi by Sami Sowes</title>
		<link>http://filosofiadellinguaggio.bibienne.net/2010/04/08/nuovi-esercizi/comment-page-1/#comment-12</link>
		<dc:creator>Sami Sowes</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 08 Apr 2010 20:28:16 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://filosofiadellinguaggio.bibienne.net/?p=44#comment-12</guid>
		<description>4) Questa descrizione dovrebbe essere rigida perché ha un carattere di necessità, poiché in qualunque mondo possibile, se avvenisse diversamente da come descritto, si produrrebbe una contraddizione: il test di rigidità restituirebbe un valore di verità falso:

Il prodotto del gamete G e del gamete G&#039; avrebbe potuto non essere il prodotto del gamete G e del gamete G&#039;.  -&gt;  Falso

In questo caso, però, bisogna considerare che il prodotto dei gameti non esiste. Penso che Frege e Russell direbbero che di un enunciato del genere non potremmo predicare nulla (come nel caso del più grande numero pari di Frege).

Dunque, anche se la forma dell&#039;enunciato suggerirebbe la prima risposta fornita, la mia opinione è che questa domanda non può avere risposta.


5)In questo caso la questione è diversa: il mondo possibile M potrebbe ammettere o non ammettere l&#039;esistenza di un prodotto dei due gameti.
Dunque, nella seconda ipotesi, varrebbe la stessa spiegazione di sopra, mentre - nella seconda ipotesi - sarebbe da considerare una descrizione rigida e, addirittura, rigidificata; infatti supererebbe il test di rigidità e avrebbe per sua denotazione sempre il medesimo prodotto di gameti in qualunque mondo l&#039;enunciato venga inserito.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>4) Questa descrizione dovrebbe essere rigida perché ha un carattere di necessità, poiché in qualunque mondo possibile, se avvenisse diversamente da come descritto, si produrrebbe una contraddizione: il test di rigidità restituirebbe un valore di verità falso:</p>
<p>Il prodotto del gamete G e del gamete G&#8217; avrebbe potuto non essere il prodotto del gamete G e del gamete G&#8217;.  -&gt;  Falso</p>
<p>In questo caso, però, bisogna considerare che il prodotto dei gameti non esiste. Penso che Frege e Russell direbbero che di un enunciato del genere non potremmo predicare nulla (come nel caso del più grande numero pari di Frege).</p>
<p>Dunque, anche se la forma dell&#8217;enunciato suggerirebbe la prima risposta fornita, la mia opinione è che questa domanda non può avere risposta.</p>
<p>5)In questo caso la questione è diversa: il mondo possibile M potrebbe ammettere o non ammettere l&#8217;esistenza di un prodotto dei due gameti.<br />
Dunque, nella seconda ipotesi, varrebbe la stessa spiegazione di sopra, mentre &#8211; nella seconda ipotesi &#8211; sarebbe da considerare una descrizione rigida e, addirittura, rigidificata; infatti supererebbe il test di rigidità e avrebbe per sua denotazione sempre il medesimo prodotto di gameti in qualunque mondo l&#8217;enunciato venga inserito.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Comment on Nuovi esercizi by Sami Sowes</title>
		<link>http://filosofiadellinguaggio.bibienne.net/2010/04/08/nuovi-esercizi/comment-page-1/#comment-11</link>
		<dc:creator>Sami Sowes</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 08 Apr 2010 16:29:08 +0000</pubDate>
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		<description>1) Per Kripke, diversamente dagli enunciati d&#039;identità composti da soli enti matematici, l&#039;enunciato &quot;Giovanni è l&#039;autore dell&#039;Apocalisse&quot; non esprime una verità a priori, dunque non siamo autorizzati ad affermare (come direbbe Russell) che un nome proprio è sinonimo di una descrizione definita: &quot;Giovanni&quot; è Giovanni e l&#039;autore dell&#039;Apocalisse potrebbe essere un&#039;altra persona.

2)Credo che se noi replicassimo a Kripke che il riferimento del nome &quot;Giovanni&quot; è fissato dalla descrizione &quot;l&#039;autore del IV Vangelo o l&#039;autore dell&#039;Apocalisse&quot;, egli ci risponderebbe che avremmo torto. Infatti, nella maggior parte dei casi, quando utilizziamo un nome proprio, intendiamo un certo individuo indipendentemente dalla descrizione che possiamo fornire di questo individuo. Tant&#039;è vero che in questo caso particolare se qualcuno mi parlasse dell&#039;autore del IV Vangelo potrei pensare, in seconda battuta, al discepolo che Gesù amava (così come quel Giovanni parlava di sé), a colui a cui venne affidata Maria ecc. 
3)Il nome proprio &quot;Giovanni&quot; è, per Kripke, un designatore rigido de jure mentre la relativa descrizione è un designatore elastico. In questo modo Kripke opera una forte distinzione tra ciò che è designato indipendentemente dal mondo possibile considerato, e l&#039;insieme di tutti gli elementi che soddisfano la condizione posta dalla descrizione in ogni mondo possibile.
Dunque Kripke affermerebbe che il nome &quot;Giovanni&quot; si sarebbe riferito a Giovanni anche nel caso in cui si scoprisse che questi non avesse scritto nessuna delle opere attribuitegli.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>1) Per Kripke, diversamente dagli enunciati d&#8217;identità composti da soli enti matematici, l&#8217;enunciato &#8220;Giovanni è l&#8217;autore dell&#8217;Apocalisse&#8221; non esprime una verità a priori, dunque non siamo autorizzati ad affermare (come direbbe Russell) che un nome proprio è sinonimo di una descrizione definita: &#8220;Giovanni&#8221; è Giovanni e l&#8217;autore dell&#8217;Apocalisse potrebbe essere un&#8217;altra persona.</p>
<p>2)Credo che se noi replicassimo a Kripke che il riferimento del nome &#8220;Giovanni&#8221; è fissato dalla descrizione &#8220;l&#8217;autore del IV Vangelo o l&#8217;autore dell&#8217;Apocalisse&#8221;, egli ci risponderebbe che avremmo torto. Infatti, nella maggior parte dei casi, quando utilizziamo un nome proprio, intendiamo un certo individuo indipendentemente dalla descrizione che possiamo fornire di questo individuo. Tant&#8217;è vero che in questo caso particolare se qualcuno mi parlasse dell&#8217;autore del IV Vangelo potrei pensare, in seconda battuta, al discepolo che Gesù amava (così come quel Giovanni parlava di sé), a colui a cui venne affidata Maria ecc.<br />
3)Il nome proprio &#8220;Giovanni&#8221; è, per Kripke, un designatore rigido de jure mentre la relativa descrizione è un designatore elastico. In questo modo Kripke opera una forte distinzione tra ciò che è designato indipendentemente dal mondo possibile considerato, e l&#8217;insieme di tutti gli elementi che soddisfano la condizione posta dalla descrizione in ogni mondo possibile.<br />
Dunque Kripke affermerebbe che il nome &#8220;Giovanni&#8221; si sarebbe riferito a Giovanni anche nel caso in cui si scoprisse che questi non avesse scritto nessuna delle opere attribuitegli.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Comment on Benvenuti by c.barbero</title>
		<link>http://filosofiadellinguaggio.bibienne.net/2010/03/19/benvenuti/comment-page-1/#comment-10</link>
		<dc:creator>c.barbero</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 08 Apr 2010 08:00:34 +0000</pubDate>
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		<description>Sami riprende la questione sollevata dal secondo enunciato, riguardante il valore informativo degli asserti di identità.
Il punto è semplicemente che mentre un asserto del tipo “a = a” è a priori vero, perché ogni cosa è identica a se stessa e non abbiamo bisogno dell’esperienza per saperlo, enunciati del tipo “a = b” sono veri solo a patto che a e b abbiano lo stesso riferimento, quindi potremo sapere se un enunciato di questo tipo è vero solo andando a vedere come stanno le cose, se nell’esperienza è davvero così (nel nostro esempio, se davvero Ivrea è Eporedia). Ecco perché la verità di “a = b” è a posteriori. Poi ovviamente può darsi il caso di un parlante che sia già (perché lo ha scoperto, perché glielo hanno detto, perché lo ha studiato) a conoscenza del fatto che “a = b” è vero, così come può darsi il caso di un parlante che non lo sappia. Se il piemontese è il parlante che sa che “a = b” è vero, quindi che è vero che “Ivrea è Eporedia”, mentre il siciliano è il parlante che non lo sa, avremo ragione di dire che “Ivrea è Eporedia” non è informativo in Piemonte mentre lo è in Sicilia perché mentre in Piemonte tutti conoscono già la verità di un simile enunciato, in Sicilia (o anche in Piemonte, se tutti diventassero smemorati) non sanno ancora (e dovranno verificare su qualche libro o chiedere a qualcuno più informato di loro) se tale enunciato sia vero o falso.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Sami riprende la questione sollevata dal secondo enunciato, riguardante il valore informativo degli asserti di identità.<br />
Il punto è semplicemente che mentre un asserto del tipo “a = a” è a priori vero, perché ogni cosa è identica a se stessa e non abbiamo bisogno dell’esperienza per saperlo, enunciati del tipo “a = b” sono veri solo a patto che a e b abbiano lo stesso riferimento, quindi potremo sapere se un enunciato di questo tipo è vero solo andando a vedere come stanno le cose, se nell’esperienza è davvero così (nel nostro esempio, se davvero Ivrea è Eporedia). Ecco perché la verità di “a = b” è a posteriori. Poi ovviamente può darsi il caso di un parlante che sia già (perché lo ha scoperto, perché glielo hanno detto, perché lo ha studiato) a conoscenza del fatto che “a = b” è vero, così come può darsi il caso di un parlante che non lo sappia. Se il piemontese è il parlante che sa che “a = b” è vero, quindi che è vero che “Ivrea è Eporedia”, mentre il siciliano è il parlante che non lo sa, avremo ragione di dire che “Ivrea è Eporedia” non è informativo in Piemonte mentre lo è in Sicilia perché mentre in Piemonte tutti conoscono già la verità di un simile enunciato, in Sicilia (o anche in Piemonte, se tutti diventassero smemorati) non sanno ancora (e dovranno verificare su qualche libro o chiedere a qualcuno più informato di loro) se tale enunciato sia vero o falso.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Comment on Benvenuti by a.voltolini</title>
		<link>http://filosofiadellinguaggio.bibienne.net/2010/03/19/benvenuti/comment-page-1/#comment-8</link>
		<dc:creator>a.voltolini</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 08 Apr 2010 07:29:39 +0000</pubDate>
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		<description>Attenzione. Che un enunciato del tipo &quot;a e&#039; b&quot; abbia un valore informativo diverso da quello del tipo &quot;a e&#039; a&quot; presuppone che entrambi gli enunciati siano VERI, il che avviene nel caso in cui i termini singolari &quot;a&quot; e &quot;b&quot; siano coreferenziali. L&#039;informazione sta nel fatto che in quel caso &quot;a e&#039; b&quot; e&#039; una verita&#039; a posteriori, non una verita&#039; a priori come quella veicolata da &quot;a e&#039; a&quot;. La questione era, posto che il TIPO dell&#039;enunciato da un&#039;informazione, siano tali anche tutte le OCCORRENZE di quell&#039;enunciato.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Attenzione. Che un enunciato del tipo &#8220;a e&#8217; b&#8221; abbia un valore informativo diverso da quello del tipo &#8220;a e&#8217; a&#8221; presuppone che entrambi gli enunciati siano VERI, il che avviene nel caso in cui i termini singolari &#8220;a&#8221; e &#8220;b&#8221; siano coreferenziali. L&#8217;informazione sta nel fatto che in quel caso &#8220;a e&#8217; b&#8221; e&#8217; una verita&#8217; a posteriori, non una verita&#8217; a priori come quella veicolata da &#8220;a e&#8217; a&#8221;. La questione era, posto che il TIPO dell&#8217;enunciato da un&#8217;informazione, siano tali anche tutte le OCCORRENZE di quell&#8217;enunciato.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Comment on Benvenuti by Sami Sowes</title>
		<link>http://filosofiadellinguaggio.bibienne.net/2010/03/19/benvenuti/comment-page-1/#comment-7</link>
		<dc:creator>Sami Sowes</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 07 Apr 2010 08:45:18 +0000</pubDate>
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		<description>Per quanto riguarda il secondo enunciato sono parzialmente d&#039;accordo con Silvio:

1-un enunciato del tipo a=b aggiunge SEMPRE un&#039;informazione indipendentemente dal fatto che in seconda battuta l&#039;enunciato possa risultare vero, falso o addirittura senza senso. 
A me non interessa che un individuo conosca già la tal proposizione &quot;a=b&quot; : il fatto che essa aggiunga un contenuto (ripeto, sia esso vero, falso o sprovvisto di senso) prescinde non solo il contesto ma anche l&#039;individuo che l&#039;ha formulata e l&#039;individuo che l&#039;ha ricevuto.
In soldoni,  l&#039;enunciato in questione aggiunge contenuto soltanto per il semplice fatto di avere la forma a=b.

Mi si obietterà che &quot;aggiungere contenuto&quot; ed &quot;essere informativo&quot; non sono la stessa cosa. Be&#039; , io dico che per quanto ci riguarda sono invece la stessa cosa; infatti se qualcuno per strada mi dice che Eporedia è Ivrea non mi ha forse veicolato un&#039;informazione vera? Oppure se un tizio mi dicesse che Ivrea è Castrogiovanni non mi avrebbe forse veicolato un&#039;informazione falsa?

2-Se voglio tener conto del fatto che il mio interlocutore siciliano non ha mai avuto a che fare con la proposizione della forma &quot;a=b&quot; che veicolo, allora dirò molto semplicemente &quot;In Sicilia non si sa che Ivrea è Eporedia&quot;. Ma le cose divengono complicate perché potrei dover rendere conto del fatto che il mio interlocutore siciliano aveva già incontrato tale proposizione ma magari non se ne ricordava.Come fare?
Già la soluzione &quot;in Sicilia non si sa che Ivrea è Eporedia&quot; sarebbe alquanto discutibile...

3-Se apprendiamo la verità di un enunciato facciamo una scoperta (nel senso letterale di aletheia in greco); con questo sono d&#039;accordo. Ma bisogna tener conto che un&#039;informazione (= un contenuto) non necessariamente è vera.

Bisogna dunque mettere bene in evidenza la differenza che intercorre tra tre concetti:
1- l&#039;enunciato in sé
2- la veicolazione (e resa) dell&#039;enunciato
3- l&#039;apprendere la verità di un enunciato 


Per me la chiave di questo problema sta in queste differenze.
Non credo che &quot;ogni enunciato che non sia di identità ha valore informativo almeno una volta, la prima in cui lo si incontra&quot; perché, come mostrato nel caso in cui uno non si ricordasse l&#039;enunciato, il replicarlo avrebbe comunque un valore sia informativo che accrescitivo delle nostre conoscenze (vere in quel caso).</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Per quanto riguarda il secondo enunciato sono parzialmente d&#8217;accordo con Silvio:</p>
<p>1-un enunciato del tipo a=b aggiunge SEMPRE un&#8217;informazione indipendentemente dal fatto che in seconda battuta l&#8217;enunciato possa risultare vero, falso o addirittura senza senso.<br />
A me non interessa che un individuo conosca già la tal proposizione &#8220;a=b&#8221; : il fatto che essa aggiunga un contenuto (ripeto, sia esso vero, falso o sprovvisto di senso) prescinde non solo il contesto ma anche l&#8217;individuo che l&#8217;ha formulata e l&#8217;individuo che l&#8217;ha ricevuto.<br />
In soldoni,  l&#8217;enunciato in questione aggiunge contenuto soltanto per il semplice fatto di avere la forma a=b.</p>
<p>Mi si obietterà che &#8220;aggiungere contenuto&#8221; ed &#8220;essere informativo&#8221; non sono la stessa cosa. Be&#8217; , io dico che per quanto ci riguarda sono invece la stessa cosa; infatti se qualcuno per strada mi dice che Eporedia è Ivrea non mi ha forse veicolato un&#8217;informazione vera? Oppure se un tizio mi dicesse che Ivrea è Castrogiovanni non mi avrebbe forse veicolato un&#8217;informazione falsa?</p>
<p>2-Se voglio tener conto del fatto che il mio interlocutore siciliano non ha mai avuto a che fare con la proposizione della forma &#8220;a=b&#8221; che veicolo, allora dirò molto semplicemente &#8220;In Sicilia non si sa che Ivrea è Eporedia&#8221;. Ma le cose divengono complicate perché potrei dover rendere conto del fatto che il mio interlocutore siciliano aveva già incontrato tale proposizione ma magari non se ne ricordava.Come fare?<br />
Già la soluzione &#8220;in Sicilia non si sa che Ivrea è Eporedia&#8221; sarebbe alquanto discutibile&#8230;</p>
<p>3-Se apprendiamo la verità di un enunciato facciamo una scoperta (nel senso letterale di aletheia in greco); con questo sono d&#8217;accordo. Ma bisogna tener conto che un&#8217;informazione (= un contenuto) non necessariamente è vera.</p>
<p>Bisogna dunque mettere bene in evidenza la differenza che intercorre tra tre concetti:<br />
1- l&#8217;enunciato in sé<br />
2- la veicolazione (e resa) dell&#8217;enunciato<br />
3- l&#8217;apprendere la verità di un enunciato </p>
<p>Per me la chiave di questo problema sta in queste differenze.<br />
Non credo che &#8220;ogni enunciato che non sia di identità ha valore informativo almeno una volta, la prima in cui lo si incontra&#8221; perché, come mostrato nel caso in cui uno non si ricordasse l&#8217;enunciato, il replicarlo avrebbe comunque un valore sia informativo che accrescitivo delle nostre conoscenze (vere in quel caso).</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Comment on Benvenuti by a.voltolini</title>
		<link>http://filosofiadellinguaggio.bibienne.net/2010/03/19/benvenuti/comment-page-1/#comment-6</link>
		<dc:creator>a.voltolini</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 28 Mar 2010 17:43:57 +0000</pubDate>
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		<description>Se &quot;Ridge e&#039; partito&quot; è falso, allora &quot;Ridge ha tornato&quot;, pur avendo significato, non è né vero né falso. Il secondo enunciato presuppone il primo. La presupposizione è un rapporto del tipo seguente: un enunciato E ne presuppone un altro E&#039; quando perche&#039; E abbia un valore di verita&#039; E&#039; dev&#039;essere vero. 
Incidentalmente, qui abbiamo trattato &quot;Ridge&quot; come se designasse un concreto individuo reale. Ma, come ci ricorda Carola, non e&#039; esattamente cosi&#039;, perche&#039; &quot;Ridge&quot; e&#039; un nome usato prima di tutto in un contesto di finzione ...</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Se &#8220;Ridge e&#8217; partito&#8221; è falso, allora &#8220;Ridge ha tornato&#8221;, pur avendo significato, non è né vero né falso. Il secondo enunciato presuppone il primo. La presupposizione è un rapporto del tipo seguente: un enunciato E ne presuppone un altro E&#8217; quando perche&#8217; E abbia un valore di verita&#8217; E&#8217; dev&#8217;essere vero.<br />
Incidentalmente, qui abbiamo trattato &#8220;Ridge&#8221; come se designasse un concreto individuo reale. Ma, come ci ricorda Carola, non e&#8217; esattamente cosi&#8217;, perche&#8217; &#8220;Ridge&#8221; e&#8217; un nome usato prima di tutto in un contesto di finzione &#8230;</p>
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